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di | 28 Febbraio 2021

Quasi 9 volte più letale il COVID-19 per chi rimanda l’Igiene Orale

Ed ecco finalmente, a distanza di oramai un anno dall’inizio della pandemia, i dati ufficiali dei primi studi clinici che mettono in evidenza una correlazione non indifferente tra il temuto COVID-19 e la banale e quasi scontata infiammazione gengivale.

Ed è subito clamore!

Il 3 febbraio 2021 la rivista Odontoiatria33 esce immediatamente con questo titolone:

L’infiammazione gengivale aggrava gli esiti del contagio da Covid-19

Fresca di pochi giorni la notizia sta facendo il giro del mondo.

Sono stati infatti pubblicati sul Journal of Clinical Periodontology i dati del primo studio SIdP (Società Italiana di Parodontologia) sugli effetti della parodontite nei pazienti affetti da Covid-19.

La conclusione è inequivocabile.

La conclusione è unanime.

L’infiammazione gengivale aggrava gli esiti del contagio infatti se le gengive sono molto infiammate Covid-19 può avere un decorso più grave.

Diamo subito i numeri che emergono da questo ampio studio, che ha coinvolto ben 14 ospedali, appena pubblicato sul Journal of Clinical Periodontology.

Per chi soffre di gengive molto infiammate e contrae il coronavirus è:

  • 3,5 volte più alta la probabilità di finire in terapia intensiva
  • 4,5 volte più alta la probabilità di incorrere in pericolose complicanze
  • 8.8 volte più alta la probabilità di decesso

La colpa sarebbe da attribuire all’elevata carica batterica presente nel cavo orale, che potrebbe favorire le pericolose sovra-infezioni polmonari, e all’infiammazione sistemica cronica, che potrebbe rendere più suscettibili alla tempesta infiammatoria scatenata da SARS-CoV-2. 

Se vi sembra di avere già sentito affermazioni simili è perché in effetti miei cari pazienti e lettori…

Voi le avete già sentite!

Un anno fa, oramai, vi espressi molto timidamente alcune mie considerazioni in qualità di esperto in parodontologia. Le mie opinioni erano in netta controtendenza rispetto a quelle di molti miei colleghi e più in generale rispetto alla comunità medica.

Di seguito vi riporto le principali argomentazioni da me suggerite agli inizi della pandemia.

  1. Dal momento che il veicolo di trasmissione del SARS-CoV-2, come del resto di tutti i virus influenzali, è la saliva, attenuare la carica infettiva complessiva del cavo orale attraverso una regolare igiene orale professionale dovrebbe essere la principale arma a nostra disposizione per contrastare il contagio e la diffusione della malattia stessa.
  2. In secondo luogo, ridurre la carica infettiva complessiva nel cavo orale significa ridurre in maniera drastica l’attività infiammatoria cronica. Come diretta conseguenza il sistema immunitario si rinforza e diventa più combattivo anche nei confronti di un nuovo virus per il quale non ha ancora sviluppato difese specifiche.
  3. Gli epidemiologi ci dicono che il COVID-19 può essere particolarmente pericoloso per chi ha superato i 70 anni ed è già affetto da malattie cardiovascolari, diabete mellito, ipertensione, obesità… cioè tutte quelle malattie per le quali oramai da decenni è stata accertata in modo incontrovertibile la stretta correlazione bidirezionale con la malattia parodontale. Traduco: la malattia parodontale aggrava queste patologie e queste patologie aggravano la malattia parodontale. Insomma le persone anziane, affette da malattie cardiovascolari o da diabete dovrebbero essere le prime a ricevere le necessarie cure parodontali… altro che vaccino!

Tornando ai giorni nostri, finalmente la Società Italiana di Parodontologia e Implantologia (SIdP) prende posizione e sottolinea come questi dati spaventosi confermano l’importanza di prevenire, diagnosticare e trattare la parodontite ma anche di ritenere una priorità l’igiene orale dei pazienti contagiati.

Se teniamo conto che gli italiani affetti da parodontite sono circa 8 milioni e molti di più ancora sono quelli che presentano forme di gengivite grave e potenzialmente prossima ad una evoluzione in parodontite, ci rendiamo immediatamente conto di quanto seria possa essere la questione e quanto sia stato grave sottovalutare questa terapia.

Della serie meglio tardi che mai, ora il presidente della Società Italiana di Parodontologia, ha evidenziato che ben l’80% dei pazienti che hanno avuto complicazioni aveva la parodontite e che i casi di decesso sono stati quasi 9 volte superiori.

Ed ha continuato commentando che questa infiammazione cronica, “che si manifesta con gengive che si arrossano e sanguinano, è la causa principale della perdita dei denti e comporta anche un’infiammazione generale che può contribuire all’insorgenza e al peggioramento di altre patologie sistemiche”.  

Le conferme arrivano anche dalla cattedra di Parodontologia alla facoltà di Odontoiatria della Hong Kong University.

Infatti il professor Maurizio Tonetti, altro collega parodontologo di fama, professore di Parodontologia alla Hong Kong University, direttore esecutivo dello European Research Group on Periodontology, caporedattore del Journal of Clinical Periodontology e membro del comitato esecutivo della EFP, conferma che “proprio l’infiammazione sistemica cronica indotta dalla parodontite potrebbe essere uno dei meccanismi alla base dell’aumento del rischio di complicanze da Covid-19, perché potrebbe rendere i pazienti più suscettibili alla tempesta infiammatoria scatenata dal contagio”.

E continua rimarcando come “anche l’alta carica batterica nella bocca dei pazienti con parodontite potrebbe giocare un ruolo, perché potrebbe aumentare la probabilità di sovra-infezioni bronco-polmonari specialmente nei pazienti che hanno bisogno di ventilazione meccanica. Questi dati iniziali, che dovranno essere confermati da studi successivi sottolineano l’importanza di prevenire, diagnosticare e trattare la parodontite, oggi più che mai: durante la pandemia molti pazienti hanno trascurato la prevenzione orale e la cura di denti e gengive, ma mantenere una bocca sana attraverso una corretta igiene orale e visite periodiche dal dentista è fondamentale anche per la salute generale. Inoltre, i risultati dello studio sottolineano come sia essenziale ritenere una priorità la cura della bocca di chi è stato contagiato da SARS-CoV-2: occorre promuovere un’igiene orale accurata dei pazienti autosufficienti e occuparsi adeguatamente della pulizia orale di coloro che non lo sono, specialmente se intubati”.

Ma tutto questo noi lo sapevamo già. Ci mancavano solo i numeri per comprenderne la gravità.

Un sano sorriso a tutti,

Dr Livio Freschini

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