La migliore anestesia è quella che ti puoi risparmiare

di | 3 Marzo 2021

Non vuoi sentire male quando vai dal dentista eppure eviteresti volentieri l’ago e l’anestesia? Tranquillo, tanto non servono più. E senza anestesia il lavoro viene fatto meglio e più in sicurezza.

Pensaci bene… ti è mai capitato di andare dal dentista per un controllo per poi scoprire che hai una carie? La carie si è formata nei mesi, e per mesi non ti ha mai fatto male: tant’è vero che non te ne eri neanche mai accorto.

A questo punto dovresti porti 2 domande molto precise:

  1. perché il dentista ti vuole fare l’anestesia per una cosa che non ti sta facendo male da mesi?
  2. ci sono dei vantaggi a non farla?

Proverò oggi a dare risposta a queste 2 legittime domande, ma prima andiamo con ordine e riprendiamo la storia da dove l’abbiamo lasciata.

Non sapevi neanche di averla, la carie, ma il tuo dentista tira fuori la sua reflex, ti scatta una foto e te la mette a maxischermo davanti agli occhi.

Non ci sono dubbi! Quel buco nero sul tuo dente è decisamente una presenza inquietante di cui ora vuoi al più presto sbarazzarti.

Mentre il dentista ti sta infilando uno strumento che si chiama specillo in quel buco per valutarne la profondità, tu sei lì su quella poltrona che ti stai domandando “ma com’è possibile? Come può non farmi male quella roba?!”

Forse, a quel punto, ricorderai di aver avuto in passato un po’ di sensibilità, magari un po’ di fastidio a contatto con certi alimenti, ma che la cosa si era poi risolta da sola senza che tu gli dessi particolare importanza.

O più probabilmente non riuscirai a ricordare un singolo momento in cui tu abbia anche solo potuto sospettare di avere un problema.

Eppure eccolo lì.

Ma allora se questo dente cariato non ti ha mai fatto male in tutti questi mesi, perché, per ripulire il dente dalla carie e chiudere il buco, il dentista ti deve fare l’anestesia?

Ecco la verità sull’anestesia che nessun dentista ti dirà mai

Lo smalto e la dentina, che sono il tessuti del dente coinvolti dalla carie, sono totalmente privi di nervi tanto quanto i capelli e le unghie. E voi non vi sognereste mai di chiedere al vostro parrucchiere di farvi l’anestesia prima di tagliarvi i capelli.

E, rivolgendomi alle signore, vogliamo parlare di quando andate a farvi fare le unghie? O magari siete così brave da farvele da sole…

Le ragazze dello studio mi hanno spiegato come si fanno le unghie con il gel o come si mettono le tip alle unghie.

Devo dire che l’ho trovato molto interessante perché, per sommi capi, è molto simile alle tecniche che usiamo in studio per curare le carie. Il gel è molto simile al concetto di otturazione e le tip assomigliano molto agli intarsi.

In entrambi i casi l’estetista usa delle frese per rimuovere il precedente lavoro e gratta le unghie per prepararle a ricevere il nuovo gel o la nuova tip.

Le ragazze mi hanno anche raccontato che alcune estetiste hanno le mani un po’ pesanti e l’unghia viene grattata bene a fondo.

Nonostante ciò, il tutto avviene regolarmente senza anestesia.

Ma allora perché vige il luogo comune che per curarti una carie, di cui non eri neanche a conoscenza, il dentista ti deve fare l’anestesia?

Prima di rispondere a questa domanda è bene fare una precisazione.

Infatti è ben diverso il caso in cui il dente ti ha fatto male tutta la notte o quando il tuo amico ti ha raccontato che è dovuto correre al pronto soccorso perché il dente lo stava facendo impazzire.

Di certo ora non mi avventurerò in una sorta di diagnosi di massa, ma, ipotizzando che il dolore sia di origine dentale, è evidente che ci stiamo addentrando nel grande capitolo delle pulpiti.

E, per l’appunto, questo è tutto un altro capitolo. Altro gioco, altre regole.

Le soluzioni, a quel punto, saranno sicuramente state la devitalizzazione o l’estrazione del dente. Ma come ho già detto… tutto un altro capitolo.

Allora perché per ripulire via la carie e sigillare quel buco il dentista tradizionale ti fa l’anestesia?

Ma allora perché si fa l’anestesia?

Vi darò, non una, ma addirittura quattro motivazioni.

Motivazione storica

Presto detto. Una volta, ai tempi degli amalgami, il trattamento della carie doveva necessariamente essere più aggressivo, richiedeva l’asportazione di tessuto sano spesso in profondità per poterci incastrare dentro il metallo, e quindi l’anestesia era una necessità.

Gli amalgami sono, o dovrebbero essere, un ricordo del passato oramai, ma l’anestesia è rimasta. Perché? Perché iniettare un farmaco inutile?

Motivazione sociale

Perché oltre alla motivazione storica Esistono anche altre motivazioni.

La prima che vi porto è quella che io chiamo la motivazione del quieto vivere.

Il ragionamento del dentista comune è questo.

“Il paziente è abituato a riceverla e chi sono io per provare a convincerlo del contrario.

Perché devo sprecare il mio tempo a convincerlo che non serve a niente.

Tutto sommato, nella migliore delle ipotesi è un inutile perdita di tempo, ma peggio, se poi mi accorgo che non sono più capace di lavorare con certe attenzioni? Se i miei ingranditori non ingrandiscono abbastanza?

Mica mi posso improvvisare in una cosa del genere?

E che gli dico al paziente che fino al giorno prima gli facevo l’anestesia? Che finalmente ho imparato a farle?

E se magari il paziente pensa voglia risparmiare sul costo dell’anestesia?

Ricordiamoci, poi, che il paziente ha paura e vuole assolutamente che gliela faccia, e a me sta bene perché così lui sta tranquillo ed io non mi stresso finché lavoro.

In fondo in fondo un paziente ignorante è un paziente meno pretenzioso e più facile da gestire. Quindi lui resta nell’ignoranza e io sto più sereno.

E vissero tutti felici e contenti.”

Fine della storia.

Io purtroppo ho la maledizione dell’idealista e sono convinto che il primo atto medico sia istruire ed educare le persone alla loro salute. Non già rincorrere e riparare i danni.

Motivazione culturale

Sfruttare l’ignoranza del paziente si “amalgama” bene, concedetemi il gioco di parole, con l’ignoranza che talvolta aleggia nella categoria medica.

La motivazione che più spesso mi viene riportata dai colleghi è: “Se fanno tutti così ci sarà un motivo!

Oramai gli studi di anatomia e fisiologia sono un ricordo del passato. Io stesso ricordo con nostalgia quel periodo. Le lezioni che tenevo all’università a cui poi ho dovuto rinunciare in favore dell’attività clinica.

E del resto la formazione continua, fatta seriamente, costa davvero troppe migliaia di euro all’anno.

Oggi chi è che se la può permettere? E onestamente parlando, chi ha più voglia dopo tanti anni di studi già alle spalle di sacrificare interi week-end invece di stare con la propria famiglia?

Molto meglio copiare quello che fanno gli altri, senza porsi troppe domande, tanto più che ha sempre funzionato alla grande!

Motivazione economica

Infine la ciliegina sulla torta. Fare l’anestesia è un bel risparmio non da poco.

Perché se il dente è anestetizzato, il dentista tradizionale può asportare intere porzioni di tessuto sano del vostro dente senza che voi ve ne accorgiate.

Quindi, non ha minimamente bisogno di essere assolutamente preciso in quello che fa e può andare più veloce. Può essere molto più sbrigativo nel suo modus operandi. E questo, come ben sappiamo, si traduce in più soldi a fine giornata.

Un esempio eclatante, in questo senso, sono i 15 min. che l’operatore di un low cost ha a disposizione per fare la cosiddetta otturazione. Se non riescono a fare 3 o 4 otturazioni all’ora vengono lasciati a casa. Non si scherza coi soldi.

Lasciamo però da parte i gossip sulla tristezza sanitaria. Un otturazione fatta decentemente richiede normalmente 45-60 min., se fatta con l’anestesia.

Senza anestesia, i tempi si allungano enormemente e mediamente si attestano tra i 60 e i 90 min. Fortunatamente di assoluto relax da parte del paziente.

Una riduzione media di 1/3 delle tempistiche, a parità di prezzo e costi sostenuti vuol dire aumentare il margine di contribuzione della singola prestazione del 150%.

Per un dentista fare l’anestesia è fare bei soldi e soprattutto facili.

Anestesia, perché non farla?

Ok Livio, ho capito che l’anestesia non serve, ma ci sono dei vantaggi a non farla?

Ovviamente sì. E questa volta vi darò non uno, non quattro, ma ben sei vantaggi…

Vantaggio deontologico

Si evita una somministrazione farmacologica non necessaria.

La buona pratica medica prevede di evitare ogni forma di abuso farmacologico per cui il buon medico dovrebbe limitarsi all’uso di farmaci strettamente necessari.

Dal momento che io, oramai da tantissimi anni, non ho ricordi di aver avuto bisogno di fare un anestesia per curare una carie si aprono due scenari possibili: o io sono dotato di poteri soprannaturali o l’iniezione di un farmaco anestetico come terapia ausiliaria al trattamento della carie è una pratica totalmente inutile.

Assodato che non ho poteri magici, tale pratica risulta a tutti gli effetti un overtreatment farmacologico.

Senza contare che, evitando l’anestesia, ti risparmi tutti i suoi effetti spiacevoli tipici dell’essere appena stato dal dentista.

Vantaggio funzionale

La funzione protegge l’adesione. Una legge fondamentale quando si parla di restaurativa.

Come ben sapete, ogni volta che si fa un’otturazione o si consegna un intarsio o una corona finita, si fa il controllo occlusale. Il dente non deve toccare prima degli altri denti, in gergo non deve avere “precontatti”, e non deve limitare i movimenti orizzontali di lateralità e protrusiva, in gergo non deve creare “interferenze occlusali”.

Insomma, il lavoro del dentista non deve essere una voce fuori dal coro all’interno della bocca, altrimenti finirà per rompersi o peggio ancora sarà il dente stesso a spaccarsi e magari in modo irrecuperabile.

La regolazione dell’occlusione deve quindi essere eseguita con estrema scrupolosità ed ovviamente avviene in maniera molto più precisa se la sensibilità e la motilità del paziente non è stata in alcun modo alterata dell’anestesia.

Ora mi sembra già di sentirli, i commenti semplicistici di qualche collega, sul fatto che l’anestesia non agisce sui nervi motori dei muscoli e che la via del dolore del dente è separata dalle vie delle sensibilità epicritiche e propriocettive dei rispettivi legamenti parodontali.

Tutto vero! Se non che noi ragioniamo col cervello e non coi nervi!

L’evidenza quotidiana, che ogni dentista può testimoniare, è che il paziente anestetizzato, di fatto, faccia fatica a rispondere quando noi gli facciamo la nostra fatidica domanda: “lo sente toccare prima degli altri?”

A volte il paziente dice di far fatica a valutare la situazione solo perché era tanto tempo che teneva la bocca aperta…

Per le spiegazioni dei meccanismi alla base di questi fenomeni si rimanda ad un qualsiasi testo di neurofisiologia.

Vantaggio di materiali e metodi

Se il dente dovesse manifestare una certa sensibilità in alcuni punti, il dentista sarà in grado di individuarli e di gestirli con materiali e tecniche adesive maggiormente indicate al fine di eliminare tale sensibilità invece di rischiare di aggravarla.

Se l’otturazione viene fatta sotto anestesia il dentista sta per così dire lavorando alla cieca totalmente ignaro di eventuali sensibilità che si manifesteranno inevitabilmente al termine dell’anestesia.

Vantaggio biologico

Non essere anestetizzati è un vostro diritto. Il diritto di poter monitorare indirettamente quello che viene fatto sul vostro dente.

Dal momento che il dente non ti viene addormentato, oltre a poter valutare l’aspetto estetico e funzionale del risultato finale, come di norma, puoi anche vigilare sul percorso terapeutico che porta a quel risultato accertandoti che l’odontoiatra non ecceda nella rimozione di smalto e dentina, e che preservi, così, la vitalità del dente che sta curando.

Senza l’anestesia, il dentista deve essere più accorto in quello che fa ed è più difficile che ti crei un danno biologico cosiddetto iatrogeno senza che tu te ne accorga.

Molti dentisti, infatti, si rifiutano di fare un’otturazione o preparare un dente per una corona senza fare prima un’anestesia. E questo atteggiamento dovrebbe farci venire voglia di porci delle legittime domande…

A chi serve veramente l’anestesia? Al paziente o al dentista?

In questo modo, quindi, puoi stare tranquillo sull’operato del tuo dentista.

Se non senti male, molto probabilmente è perché non ti sta creando un danno asportando in eccesso i tuoi tessuti biologici sani.

Vantaggio della sicurezza nel tempo

  • Se la funzione è stata valutata con la massima precisione
  • Se l’otturazione è stata fatta potendo scegliere i materiali e le tecniche più idonee alle circostanze
  • Se il dentista non ha rimosso inutilmente porzioni di tessuto sano del dente
  • Se l’eventuale sensibilità del dente è stata completamente risolta nel corso dell’atto terapeutico

È evidente che le possibilità che il dente manifesti una sensibilità post operatoria sono pressoché nulle.

Non fare l’anestesia, durante l’esecuzione di un otturazione, è già di per sé una garanzia che la terapia è stata eseguita in maniera attenta e competente e che non vi saranno brutte sorprese nei giorni e nei mesi successivi.

Due parole per gli Odontofobici

“Figurati se tu ad un paziente odontofobico gli fai un’otturazione senza anestesia… vorrei proprio vederti…” quante volte ho sentito questa frase.

Innanzitutto vorrei ricordare che i miei sono dei consigli che do ai miei pazienti come professionista e come amico.

Se loro vogliono l’anestesia, l’avranno. E ci mancherebbe. E io finirò prima, come ho già spiegato in precedenza.

Secondo poi, il tutto deve avvenire in un clima di fiducia mai tradita.

Quando so che il paziente ha paura gli faccio più o meno questo discorso:

“Guarda io non uso mai l’anestesia per fare queste carie perché non serve, vuoi che proviamo? Al massimo potresti sentire un po’ di freddo, ma non male.

Se è così, mi fai un segno e io mi fermo subito e, se mi dici, ti faccio subito l’anestesia prima ancora che tu possa anche solo pensare di avere male.

Ma vedrai che sarai tu a quel punto a chiedermi di non fartela!”

Cosa pensi che mi risponderà il paziente impaurito ma fiducioso? “Ok, proviamo!

E che soddisfazione quando quel paziente scopre di avere dominato una sua paura.

Se hai da sempre una paura incontrollata del dentista e di punto in bianco scopri che oggi è cambiato tutto rispetto a quello che tu ti ricordavi, che l’anestesia non serve più perché il tuo dentista non ti sta facendo niente di male… be’, che dire… hai vinto!

Sono i pazienti odontofobici, paradossalmente, a poter beneficiare di più di cure eseguite senza la necessità dell’anestesia.

Senza contare che una delle cose che normalmente fanno più paura sono proprio gli aghi!

Chiudo questa parentesi ricordando, inoltre, che, in un ambiente ambulatoriale, qual è lo studio dentistico, il metodo più efficace per gestire le paure e gli stati d’ansia dei pazienti è la sedazione cosciente inalatoria che ogni realtà odontoiatrica dovrebbe possedere.

Noto anche come gas esilarante, il protossido di azoto viene utilizzato in ambito dentistico e chirurgico dal 1844 e tutt’oggi è considerato dall’OMS un farmaco essenziale.

Il protossido è particolarmente raccomandato per bambini ed anziani cardiopatici perché non deprime l’attività respiratoria e cardiocircolatoria e, dato il suo elevato livello di sicurezza, non è necessario un monitoraggio strumentale. Peraltro lo si può usare anche il gravidanza, sempre a partire dal secondo trimestre.

Non è un’anestesia e il suo effetto termina completamente non appena se ne sospende la somministrazione.

Ha un’azione rilassante che incoraggia stimoli e ricordi piacevoli e contemporaneamente innalza la soglia del dolore.

Perfetto!

Tiriamo le somme

A volte può capitare che alcuni passaggi come ad esempio i lavaggi con l’acqua possano dare un po’ di sensibilità, niente di cui preoccuparsi anzi avere il controllo in tempo reale di quello che sta succedendo vi permette di segnalarlo al dentista che a sua volta sceglierà materiali più idonei per quel punto specifico in modo da prevenire future sensibilità al dente.

Troppo spesso si sente di denti trattati per carie che poi diventano sensibili, magari al punto di dover essere devitalizzati: d’altronde usare l’anestesia vuol dire andare un po’ alla cieca, senza alcun feedback da parte vostra.

Concludendo, non solo si può oggi trattare una carie banalmente senza anestesia, ma è addirittura la scelta migliore innanzitutto perché non serve a niente ed è deontologicamente scorretto somministrare o prescrivere farmaci non necessari, ma anche perché:

  1. Tutela il paziente da danni biologici non necessari preservando il massimo tessuto sano possibile: tutto quanto!
  2. Permette al dentista di venire a conoscenza di eventuali zone sensibili e di adottare gli opportuni materiali e stratagemmi
  3. Conserva la massima integrità strutturale del dente naturale rendendolo più resistente e duraturo nel tempo
  4. Permette una regolazione più precisa dell’occlusione: evita, cioè, che quel dente, toccando prima degli altri, si rompa o che, peggio, non tocchi per niente sviluppando così altre tipologie di conseguenze.
  5. In ultimo ma non per ultimo, vi farà scoprire che andare dal dentista può essere un’esperienza assolutamente piacevole e serena. Quasi come andare dalla parrucchiera a farsi sistemare i capelli.

Naturalmente questo richiede una profonda conoscenza dei materiali ed un’assoluta padronanza delle tecniche adesive. Non è una cosa che può essere improvvisata solo perché “oggi non ci sono più gli amalgami e allora mi tocca usare la pasta…”

In tutto l’articolo mi sono riferito alle classiche otturazioni, ma le stesse logiche le ritroviamo pari pari nella realizzazione di intarsi e corone.

Di denti che cominciano a diventare sensibili e a fare male dopo che gli è stato applicato un intarsio, e che devono, quindi, essere successivamente devitalizzati, è pieno il mondo.

Ma secondo voi se il dente non fa male quando viene preparato, nel massimo rispetto della sua salute, e quindi senza la necessità di ricorrere all’anestesia, e se poi, dopo 15 giorni, quando si va ad incollare l’intarsio, il dente sta che è una favola… potrà mai diventare sensibile e fare male a mesi di distanza?

In realtà si! ma in questi casi allora la colpa è stata dell’intarsio che non era sufficientemente preciso, non certo della preparazione.

La restaurativa adesiva additiva, negli ultimi anni, sta veramente rivoluzionando tutte le logiche della protesi tradizionale progettando e realizzando corone ed intarsi con risultati biologici a dir poco entusiasmanti.

Ed il tutto senza neanche un goccia di anestesia perché il dente viene per l’appunto restaurato, non più come una volta che gli veniva applicata sopra una protesi.

La restaurativa è una disciplina delicata, pensate tutte le attenzioni che si deve avere nel restaurare un affresco, non è banalmente farsi fare una corona dal tecnico e poi metterci la colla al posto del cemento.

In altre occasioni daremo a questa specialità tutto il tempo che merita, per questa volta mi ritergo più che soddisfatto se sono riuscito a farvi comprendere che l’anestesia non ha niente a che vedere con otturazioni, intarsi, corone, ponti… e che farla dovrebbe essere considerata una bad practice da cui prendere la distanze.

Ovviamente esistono le eccezioni, in 15 anni di attività mi è capitato due volte di dover fare un otturazione con anestesia ma in questi casi ho salvato due denti che erano già in lista per la devitalizzazione. Parliamo quindi di situazioni estreme e rarissime che pure, parlando di medicina, vanno tenute in considerazione.

E finalmente le conclusioni

È arrivato il momento per noi di salutarci. Spero sia stata una lettura piacevole ed istruttiva, ma oramai in mio compito è giunto al termine. Lascio il destino di questo articolo nelle tue mani. Fanne buon uso, ricorda le 3”C”!

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Per te che hai letto questo articolo, la prima visita completa di radiografie è completamente gratuita e senza impegno. Devi solo dirci di aver letto l’articolo.

Un sano sorriso a tutti,

Dr Livio

6 pensieri su “La migliore anestesia è quella che ti puoi risparmiare

  1. Renata

    In effetti spiegata in questi termini diventa quasi un qualcosa di ovvio e naturale, soprattutto dopo averlo riletto una seconda volta. fortunatamente non ho mai avuto grossi problemi di carie, ma, ora che sono nonna e… suocera, avrò qualcos’altro su cui dire la mia. Sono stata molto incuriosita dal “gas esilarante” che mi sembra di capire che voi avete in studio. dovesse mai servirmi, credo che verrò a provarlo. grazie doc.

    Rispondi
  2. Livio Autore articolo

    Dei nipotini… per loro il protossido d’azoto è proprio una pacchia! grazie per la tua condivisione.

    Rispondi
  3. Alberto Sanna

    Ho letto l’articolo e l’ho trovato interessante e stimolante . Ero convinto che il protossido di azoto venisse usato in aggiunta all’anestesia locale. Non avendolo mai provato, sarei incuriosito dall’ esperienza.

    Rispondi
    1. Livio Autore articolo

      Ciao Alberto mi fa molto piacere che tu abbia trovato interessante l’articolo e ti ringrazio di avermelo scritto, mi solleva il morale!
      Colgo l’opportunità per chiarire meglio il rapporto tra sedazione cosciente e anestesia.
      Sono due cose sostanzialmente diverse.
      La sedazione cosciente con il protossido è un ottimo sistema per gestire ansie o paure o per affrontare i fastidi e le sensibilità.
      Ad esempio, l’igiene orale professionale può recare dei “fastidi dolorosi” a chi a denti sensibili e gengive infiammate: ecco in questo caso il protossido d’azoto è fenomenale ed è più che sufficiente da solo. E sostituisce l’uso di benzodiazepine come “tranquillante pre-dentista”.
      Un’altra situazione tipica in cui il protossido d’azoto eccelle è quando si deve prendere l’impronta; alcuni pazienti possono soffrire di conati di vomito, in questi casi il protossido fa “miracoli” e ovviamente li fa senza anestesia.
      Nel caso “opposto” di una chirurgia, invece, nulla può sostituire la necessità di un’anestesia, sia essa locale o tronculare o intraligamentosa o…, ma se il paziente è terrorizzato dall’ago, ecco allora che qualche minuto di protossido prima e mentre si fa l’anestesia può essere una soluzione piacevole. Per un paziente odontofobico e/o traumatizzato da esperienze precedenti, la sedazione cosciente può essere protratta lungo tutta la durata della seduta chirurgica. in tal caso precederà e non sostituirà l’anestesia.
      Come al solito ogni situazione va valutata individualmente.
      Personalmente ho constatato che in chirurgia se si sa come “nascondere” l’anestesia in modo che il paziente non senta né l’ingresso dell’ago né la pressione dell’anestetico dentro i tessuti, poi la migliore sedazione per il paziente la danno un bel maxischermo, della buona musica scelta dal paziente e qualche battuta tra amici.

      Rispondi
  4. Suzette Eva

    Buongiorno Livio,
    Ti ho scritto un messaggio privato poc’anzi…
    (Facebook).

    Ogni volta per me è un incubo! Devono farmi Sempre l’anestesia perché ho sempre male, non solo! A volte è capitato di arrivare a tre/cinque anestesie per poter procedere a causa del dolore.
    Non ti dico le volte che mi ha preso il nervo con l’ago e la sensazione orrenda e traumatica.
    Oramai vivo con la paura di andare dal dentista, con la paura del dolore e soprattutto dei problemi che ne derivano ogni volta.

    Rispondi
    1. Livio Autore articolo

      Ciao Suzette,
      andare dal dentista oggi dovrebbe essere veramente un piacere (magari tolto l’aspetto economico!).
      Quello che voglio dire è che, andando dal dentista, dovresti percepire di ritrovarti insieme a persone che sono lì apposta per aiutarti a stare bene.

      Purtroppo, ancora oggi, troppe persone soffrono di odontofobia, e troppe volte questa paura è più che giustificata dallo storico stesso del paziente…

      La paura, anche se giustamente motivata da esperienze precedenti, diventa poi irrazionale e a poco valgono le parole.
      Nella mia esperienza ho visto che solo sperimentando nuove piacevoli esperienze è possibile “sovrascrivere” i traumi registrati nei nostri ricordi ed infine superare completamente la paura di qualcosa.

      Per superare la paura del dentista servono 4 cose più 1 opzionale:

      1. trovare il medico giusto per te e un clima che ti faccia sentire a tuo agio
      2. costruire col medico un senso di affinità e un rapporto di fiducia
      3. tanto coraggio (all’inizio)
      4. un po’di tempo
      Il protossido d’azoto può essere molto utile in questi casi.

      Detto ciò e tornando al dolore, non dovresti MAI sentire male dal dentista ed in buona sostanza neanche dopo!

      Partiamo col dire che il dolore ha anche una connotazione soggettiva, cosa voglio dire: voglio dire che quel segnale nervoso che un paziente potrebbe riferire come fastidio, per un altro paziente potrebbe essere descritto come male. E questo ha diverse spiegazioni fisiologiche, non è il paziente che se lo inventa!

      Altro punto, la paura aumenta la sensazione di dolore. Ancora una volta non è il paziente che è matto! è un meccanismo di difesa, ben documentato, che il nostro corpo mette in atto per proteggerci.

      Questo ed altri meccanismi similari ci hanno permesso di non estinguerci in 2 giorni, non sono fantasie del paziente!

      Un medico che non tenga conto di queste ed altre considerazioni di base, sarà eventualmente un bravo trapanatore, ma non un buon medico.

      Fatte queste doverose premesse, 3/5 anestesie non è per nulla normale! ne tantomeno un qualcosa che possa essere facilmente riferibile a tale premesse. D’altro canto può avere diverse spiegazioni anatomiche, fisiologiche, patologiche, farmaceutiche,… quindi, a mio avviso, prima di procedere a qualsiasi altro trattamento sarebbe opportuno spendere del tempo ad indagarne la cause, rivalutando prima di tutto l’anamnesi e poi l’indagine clinica e strumentale.

      Ansia, variante anatomica, assunzione di droghe o altri farmaci, iperglicemia e tanto altro: un dolore apparentemente immotivato può essere il segnale che ci è sfuggito qualcosa, il segnale magari di un quadro clinico inatteso.
      Il paziente deve saper ascoltare il proprio corpo tanto quanto il medico deve sempre saper ascoltare il paziente.

      La stessa anestesia, l’ingresso dell’ago, è tranquillamente mascherabile in bocca cosicché tu, in molti casi, non ti accorga neanche che ti è stata fatta. L’anestesia serve a togliere il male, non a provocarlo!

      Nell’anestesia tronculare non ti nascondo che è capitato anche a me in rare occasioni di toccare il nervo (è ampiamente previsto dalla tecnica), magari quando, entrando, la mia mano “sente” di non trovare i reperi anatomici (punti di riferimento) che cerca; ma attenzione la cosa si svolge così: dico al paziente: “guarda che potresti sentire una scarichetta elettrica, se la senti dimmelo.” a quel punto mi muovo lentamente e delicatamente nella zona e poco dopo il pz mi dice tranquillo e sereno, anche perché preavvisato: “sentita!” a quel punto io so con certezza assoluta che sono nel punto giusto e mezza fialetta è più che sufficiente anche per un dente del giudizio. Tutto qua! Collaborazione e comunicazione: niente di traumatico. Anzi spesso per il paziente è una piacevole curiosità.
      L’alternativa è sparare “18 cannonate” e sperare di aver preso, nel mucchio, anche quella fastidiosa mosca che ci girava intorno.
      Poco professionale!

      Rispondi

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